venerdì 6 marzo 2009

Vita di San Nettario di Egina, metropolita di Pentapoli e operatore di miracoli (I)

Costantinopoli

Anastasios Kephalas nacque nell’ottobre del 1846 in Selevria di Tracia. A causa della povertà dei suoi genitori, all’età di quattordici anni andò a Costantinopoli per cercare un lavoro e poterli sostenere finanziariamente; tuttavia non aveva il biglietto per la nave e così si avvicinò ad una di esse, che era pronta a partire, e chiese al capitano di prenderlo a bordo. Questi, però, vedendolo così giovane, gli disse per scherzo: «Fatti un giro, piccolo, e quando tornerai ti prenderò». Il ragazzo comprese quello che il capitano voleva dirgli in realtà e cominciò ad allontanarsi tristemente. Nel frattempo quegli azionò i motori per salpare, ma, sebbene funzionassero perfettamente, la nave non si muoveva; incrementò la potenza, ma invano. Senza sapere cosa fare, il capitano alzò gli occhi e incontrò lo sguardo del ragazzo che era tristemente in piedi sulla banchina. Era costretto contro la sua volontà e, cedendo, disse al ragazzo di salire. Anastasios saltò su e il capitano si assorse nel problema di come far muovere la nave, anche se non ne ebbe bisogno, perché questa partì immediatamente appena il “passeggero scelto” fu a bordo.

A Costantinopoli Anastasios trovò lavoro presso un commerciante in tabacco che non lo pagava come avrebbe dovuto, perciò andava in giro scalzo e con abiti stracciati; ma aveva moltissima fede in Dio e la preghiera era la sua unica consolazione. Quando vide che il suo datore di lavoro scriveva e riceveva molte lettere, Anastasios, con la sua mente da fanciullo e il suo cuore privo di malizia, volle scriverne una anche lui, perché aveva molte cose da dire. Ma a chi avrebbe potuto spedirla? Non aveva conoscenti e non poteva scriverla alla madre perché la posta non veniva portata al suo piccolo villaggio. E tuttavia sentiva il desiderio di scrivere: voleva lamentarsi del lavoro e della scarsa paga, voleva cibo e vestiti, ma non aveva soldi. Non aveva abbandonato la speranza in Dio e così pensò di scrivere una lettera al Cristo e di comunicargli le sue necessità. Prese la penna e scrisse: «Mio piccolo Cristo, non ho un grembiule, né scarpe. Mandamele! Sai quanto ti amo. Anastasios». Chiuse la lettera con speranza e scrisse sulla busta: «Al Signore Gesù Cristo nei cieli». Sulla strada per imbucare la lettera incontrò il proprietario di un negozio che era dall’altra parte della strada rispetto al suo luogo di lavoro. Quest’uomo lo conosceva bene e sapendo dell’innocenza e della diligenza del ragazzo, aveva cominciato a sentire una grande compassione per lui. Era anch’egli di strada per l’ufficio postale e disse: «Anastasios, dove vai?». Anastasios mormorò qualcosa tenendo la lettera in mano. «Dalla a me, così la spedisco e tu non devi farti tutta la strada». Intimorito e senza pensarci su Anastasios gliela diede. Il commerciante la prese e la mise con quelle che doveva spedire, dando ad Anastasios dei colpetti sul capo e dicendogli di tornare indietro, che lui avrebbe avuto cura della lettera.

Anastasios tornò allegramente al lavoro e il commerciante continuò per la sua strada, pieno di gioia per quel ragazzo buono ed eccezionale. Tuttavia la curiosità lo sopraffece quando giunse alla posta e lesse l’indirizzo della lettera, a tal punto che la aprì e ne lesse il contenuto. Fu così travolto dalle emozioni che prese dei soldi, li mise in una busta e li spedì anonimamente al ragazzo. Anastasios fu pieno di gioia nel riceverli e rese grazie a Dio.

Alcuni giorni dopo il suo datore di lavoro lo vide vestito meglio del solito e pensò che doveva averlo derubato. Stava per picchiarlo e licenziarlo. Ma Anastasios gridò: «Non ho mai rubato nulla nella mia vita, ti prego, non picchiarmi! Me li ha mandati il mio piccolo Cristo». Il commerciante di fronte sentì l’alterco, accorse, prese da parte il datore di lavoro e gli spiegò la storia.

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